Le Piante per la Depurazione Primaverile

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Le Erbe per la Depurazione Primaverile: Il Blog del Dr.Vandelli

Continua il nostro articolo sulla depurazione (trovate la prima parte qui)! Oggi vi parliamo delle piante officinali che possono essere utilizzate per depurarsi, ma anche per coadiuvare la cura di alcune malattie. Nello specifico, ci occuperemo di Tarassaco, Cardo Mariano e Carciofo, proponendo di quest'ultimo anche alcune ricette un po' particolari!

Queste piante possiedono sia generali qualità alimentari che specifiche proprietà medicinali-curative. Integrando sistemi erboristici molto diversi tra loro, è possibile analizzare l'argomento da differenti punti di vista ed elaborare un metodo più completo ed esauriente che si avvale sia di sapere antichi di cinquemila anni, come quello dell'erboristeria cinese e ayuervedica, sia moderni, come quello della nostra tradizione erboristica del XVII secolo, sia i più recenti ed aggiornati studi scientifici.

 

PIANTE OFFICINALI E FITOTERAPIA NELLA DEPURAZIONE EPATICA

Le piante officinali possono essere usate sia per la depurazione che per la cura di alcune malattie, infatti, attraverso la fitoterapia si possono migliorare, coadiuvare e a volte anche risolvere alcune patologie dell’apparato epatico come epatiti e cirrosi. Tra le piante più utilizzate come epatoprotettori abbiamo sicuramente il cardo mariano,  la liquerizia, la Sofora e i Fosfolipidi della Soia, oltre alle molte piante del genere Phyllantus.

 

In generale, per quanto riguarda la nostra tradizione, il cardo mariano viene utilizzato e raccomandato per la cirrosi epatica, mentre i fosfolipidi della soia per le epatiti.
Nella Medicina Tradizionale Cinese (MTC) si utilizzano con buoni risultati piante (per esempio, Spatholobussuberectus, Salvia milltiorrhiza, Astragalusmembranaceus) per la cura di malattie croniche epatiche, anche se non sono state oggetto di studi clinici, e molte altre (come il Polyporusummbrellatus e Phyllantusspp) sono utilizzate da diversi secoli.

Per quanto riguarda la salute del tratto biliare, invece, esistono piante chiamate Coleretiche (che stimolano la secrezione biliare) e Colagoghe (che stimolano il flusso di bile nell’intestino). Tra queste, alcune svolgono entrambe le azioni: ne sono esempi iconici la Curcuma e la Chelidonia, utilizzate soprattutto per il trattamento della dispepsia.

 

Entrando nel merito della depurazione relativa alla cura della pelle e dei capelli, esistono piante che hanno un'azione antiossidante, e scavenger (spazzini), che combattono quindi i radicali liberi. Ne sono un esempio la bardana, l'ortica, la gramigna e la betulla, per citarne alcune.

 

LE ERBE PIU UTILIZZATE IN PRIMAVERA: LE ASTERACEE

Siccome in primavera possiamo trovare abbondantemente in natura sia il tarassaco che il cardo mariano, abbiamo deciso di parlare di queste due piante officinali che rientrano a pieno diritto tra le piante medicinali con azione su fegato e vescica biliare. Inoltre, poiché proprio in questo periodo viene raccolto il carciofo, daremo spazio anche a questo meraviglioso ortaggio dalla duplice azione, nutritiva e fitoterapica.
Tutte queste piante appartengono alla famiglia delle Asteraceae.

 

È importante capire anzitutto l’associazione che i sapori hanno con gli effetti fisiologici e con le funzionalità sui diversi organi. Va detto che ogni sapore stimola in modo diverso gli apparati, ne promuove alcune funzioni e ne inibisce altre. A livello di depurazione, il sapore che maggiormente ci interessa è l'Amaro (associato al cuore), che di fatto caratterizza maggiormente le Asteracee o Composite poiché esse sono ricche di composti chimici come i sesquiterpeni, gli alcaloidi e alcuni glucosidi (come quelli della genziana).


In MTC, il sapore amaro è da considerarsi un sapore prevalentemente Yin che possiede qualità rinfrescanti, chiarificanti, disintossicanti, antibiotiche, antinfiammatorie, antivirali e antiparassitarie. Se assunto in quantità normali, esso stimola e aumenta la secrezione biliare, sostenendo il fegato in tutte le funzioni disintossicanti; assunto in piccole quantità, invece, agisce come stimolante della digestione. Per questi motivi, bere quotidianamente Tisane dal sapore amaro aiuta a purificare il sangue e proteggere da parassiti e malattie. Gli amari alcolici, invece, se assunti prima dei pasti (½ -1 cucchiaino) hanno il compito di promuovere la secrezione gastrica in termini di acido cloridrico, migliorando così la digestione e le funzionalità gastriche.

Le piante amare in generale, dunque,  purificano il sangue e di conseguenza liberano le vene e le arterie dal colesterolo cattivo, facilitano la circolazione sanguinea e portando così beneficio a tutto l’apparato cardiocircolatorio.


Il sapore Amaro è considerato un sapore disperdente, che elimina verso il basso e drena l’organismo con un’azione leggermente purgante. Inoltre, purifica dal calore eliminando il fuoco che spesso invade l’organo del fegato (rabbia, superlavoro, stress) detossificandolo, e regolarizza gli intestini eliminando l’umidità.

È importante, però, prestare molta attenzione, in quanto le sostanze amare svolgono un'azione tonica e detossificante solo se assunte in piccole quantità; al contrario, quantità eccessive generano un effetto paradosso e possono portare a risultati deleteri.

 

TARASSACO
Appartenente alla famiglia delle Asteraceae, il Taraxacum officinalis è un’erba perenne che appare all’inizio della primavera, con i capolini terminali in fiori ligulati dal colore giallo. La droga è costituita principalmente dalle radici, ricche di inulina e potassio, ma può essere usata anche tutta la pianta.

Il tarassaco contiene flavonoidi, minerali (potassio, ferro, magnesio, calcio, sodio) e acidi fenolici (caffeico e cicorico), inulina e mannitolo, acidi grassi e vitamina A,B,C. Una caratteristica di questa pianta è una resina che contiene sostanze amare (la tarassicina, presente soprattutto nelle foglie) e lattoni sesquiterpenici (germacranolide).
In fitoterapia, il Tarassaco rientra nella categoria dei diuretici: gli studi, infatti, rilevano proprietà diuretiche, blandamente antinfiammatorie, depurative, coleretiche, colagoghe e lassative.

 

Le foglie, infatti, servono a stimolare la diuresi, e sfruttandone l'azione drenante, depurativa e dilavante è possibile trattare le affezioni urinarie infettive di minor entità.

È possibile assumere due volte al giorno il succo ottenuto dalla spremitura delle foglie fresche (2-5 g), oppure una tisana tre volte al giorno (per un totale di 4-10 grammi).

Le radici, invece, sono ottime per il trattamento di lievi disturbi dispeptici gastrici ed intestinali, cattiva digestione, senso di pienezza e flatulenza. In questo caso, è possibile assumere tre volte al giorno il succo ottenuto dalla spremitura delle radici fresche (10-15 ml di liquido), oppure un decotto ottenuto dal taglio delle radici essiccate da utilizzare fino a quattro volte al giorno (per un totale di 0,75-4 g).

Gli impieghi di questa pianta sono molteplici: essa svolge un'azione preventiva nei confronti della litiasi biliare (calcoli del fegato, della cistifellea e delle vie biliari), ed è terapeutica in caso di microcalcolosi biliare (quando i calcoli sono ancora piccoli e facilmente eliminabili). Inoltre, è utile in caso di colecistopatia, insufficienza epatica, gotta, eczema cronico e stitichezza!

 

Vanno segnalate, però, alcune controindicazioni: nello specifico, questi trattamenti non vanno somministrati ai bambini di età inferiore ai 12 anni, in soggetti allergici o ipersensibili verso uno o più componenti e, in via precauzionale, a donne in stato di gravidanza o allattamento. Nel caso si soffra di problematiche particolari o si stiano seguendo terapie specifiche, si consiglia di consultare il medico prima di iniziare qualsiasi trattamento: per esempio, non è consigliato assumere il Tarassaco in associazione con FANS, in quanto vi è il rischio di esaltare possibili effetti collaterali di iperacidità gastrica.

 

CARDO MARIANO

Anche il Sylibum marianum, o Cardo mariano, appartiene alla famiglia delle Asteraceae ed è una pianta bienne presente dalle zone marittime a quelle sub-montane. La droga è costituita dai frutti maturi privi di pappo (i semi), e il frutto si raccoglie a tarda estate. Contiene un complesso di flavonolignani denominato Silimarina (costituita da una miscela di silibinina, silicristina e silidianina) e la Sibilina, principi attivi presenti soprattutto nello strato proteico del seme. È ricco, inoltre, di lipidi, flavonoidi, proteine, steroli e acidi grassi insaturi. Il principio attivo di questa pianta ha proprietà epatoprotettive, e aiuta il lavoro del fegato su diversi fronti, in quanto:

  • stimola gli epatociti (cellule epatiche) nella sintesi proteica e quindi nella rigenerazione epatica;
  • stimola le cellule antinfiammatorie con conseguente effetto antinfiammatorio (stabilizza mastociti e inibisce neutofili, PG, LT e IL);
  • aumenta i processi di detossificazione del fegato attraverso l’aumento di glutatione e SOD (superossidodismutasi).

 

La categoria fitoterapica in cui rientra questa erba è quella degli epatobiliari, poiché ha un’azione protettiva nei confronti di numerosi agenti tossici come alcool, farmaci e veleni di origine fungina. È indicata per rigenerare le cellule epatiche, quindi è molto utile in caso di diverse patologie e sofferenze del fegato, e possiede inoltre proprietà galattogene, rinforza le pareti dei vasi capillari e agisce come antiossidante nei confronti dei radicali liberi.

La Commissione Europea tedesca raccomanda la droga per il trattamento di disturbi digestivi ed alterazioni epatiche, poiché è un coadiuvante in caso di epatiti e di cirrosi croniche, come evidenziano diversi studi clinici.

 

La dose giornaliera raccomandata è 12-15 g di droga secca al giorno, oppure estratto standardizzato in compresse, bustine o sciroppi contenenti un titolo di 420 mg di silibimarina da suddividere in 3 dosi giornaliere da 140 mg l'una.

State attenti però ad interazioni farmacologiche e a possibili effetti collaterali, in quanto la silimarina altera il metabolismo dell'Aspirina e riduce l'epatotossicità dei farmaci chemioterapici, e può attivare i recettori per gli estrogeni. L'uso del Cardo mariano è controindicato in caso di calcoli alla colecisti (calcoli biliari, al fegato o alla cistifellea), nei cardiopatici ipertesi (per la presenza di tiramina nei semi), e in caso di ipersensibilità accertata verso uno o più componenti. Inoltre, potrebbe avere un effetto blandamente lassativo.


CARCIOFO
La droga è costituita dalle foglie di Cynarascolymus, pianta erbacea bienne della famiglia delle Asteraceae. Coltivata e selezionata dall’uomo per uso alimentare, in Italia il Carciofo viene raccolto tra marzo e aprile. Questa pianta rientra in diverse categorie: epatobiliare, coleretica e ipocolesterolemizzante.

I principali costituenti appartengono a tre diverse classi di composti:
composti caffeilchinici (acido clorogenico, cinarina), lattoni sesquiterpenici (cinaropicrina) e flavonoidi come la luteolina. Sono presenti anche tannini, steroli, sali minerali e acidi organici. L’attività terapeutica dipende dall’insieme delle sostanze (sinergismo), e ha caratteristiche epatoprotettive, antiossidanti, antilipidemiche, coleretiche e colagoghe.

 

Il carciofo viene raccomandato dalla Commissione Europea per il trattamento di dispepsia con una dose giornaliera di 6 g standardizzata in acidi caffeilchinici. I benefici di questa pianta sono molteplici; in particolare, la cinarina, sostanza amara ed aromatica che stimola la secrezione del flusso biliare, possiede un'azione coleretica, colagoga e diuretica, svolgendo una funzione depurativa e leggermente lassativa. Per di più, numerosi studi scientifici hanno dimostrato l'effetto ipocolesterolemizzante di questa sostanza, le cui dosi terapeutiche variano da 100 mg a 1,5 g al giorno.

Il carciofo è un alimento tonico e digestivo, ricco di ferro e dotato di proprietà eupeptiche e stomachiche, nonché epatoprotettive. Per trarre beneficio delle sue qualità curative, bisognerebbe assumere una quantità di carciofo fresco pari a 100-300 g al dì per un periodo abbastanza prolungato. I benefici di quest’ortaggio, però, non devono essere vanificati con una scorretta cottura o esagerando con i condimenti.

 

Anche in questo caso, ci sono alcune controindicazioni da segnalare: è, infatti, da evitare l'assunzione in pazienti affetti da calcolosi delle vie biliari, in caso di fermentazioni intestinali abbondanti (per la presenza di inulina), e durante l'allattamento, a causa delle possibili riduzioni della portata lattea. Inoltre, l'assunzione di carciofo insieme a farmaci gastro-lesivi o ad altri amari, potrebbe provocare irritazione alla mucosa gastroenterica.

 

Il carciofo è un alimento estremamente gustoso e versatile, perciò vogliamo segnalarvi alcune ricette leggere per conservarne tutte le proprietà!

 

  1. Carciofi cotti con pentola a doppio fondo:

Prendete piccole porzioni di carciofo, privatele delle foglie più esterne, lavatele in acqua corrente e versatele nella pentola a doppio fondo senza sgocciolarle.

Chiudete la pentola con il suo coperchio e iniziate a far cuocere il contenuto a fuoco lento.  Quando la poca acqua presente raggiunge l’ebollizione, si spegne la fiamma e si lascia a riposo per un’ora senza togliere il coperchio. Questo semplice metodo di cottura esalta il sapore originale degli ortaggi, permettendo un’ottima degustazione senza l’uso di condimenti.

 

  1. Carciofi in pinzimonio o crudi:

Scegliete i carciofi più piccoli e teneri e tagliateli a piccole porzioni. Le parti di carciofo in precedenza lavate vanno condite con olio, sale e limone.

 

  1. Carciofi lessi:

Prendete i carciofi e tagliateli a fettine. Metteteli in una pentola con poca acqua e iniziate a cuocere. A cottura completata, condite con olio, sale e limone.

 

  1. Liquore di carciofo

Questa è una piccola chicca, quindi vediamo la ricetta più nel dettaglio!

 

Ingredienti:

800 g di gambi di carciofo

150 g di foglie di carciofo

1 litro di alcool neutro a 70°

1 litro d'acqua

500 g di zucchero canna

 

Procedimento:

Recuperate i gambi e le foglie esterne del carciofo (non si butta via niente!), lavateli e asciugateli. Tagliate le foglie finemente e i gambi a dadini.

Preparate lo sciroppo facendo bollire l'acqua con lo zucchero: la cottura deve essere a fuoco lento, continuando a mescolare fino al completo scioglimento di tutto lo zucchero. Una volta pronto, attendete che si raffreddi, dopodiché mettetelo in un contenitore di vetro assieme all'alcool, le foglie e i gambi di carciofo.

Il composto così ottenuto deve essere lasciato macerare per 28 giorni, avendo la cura di agitarlo due volte al dì.

 

Trascorso il tempo richiesto, filtrate la soluzione con carta enologica e imbottigliatela. Le bottiglie devono essere conservate in un luogo fresco a temperatura costante per 3 mesi prima di essere consumate.

 

Allora, siete pronti per rimboccarvi le maniche e iniziare anche voi ad utilizzare consapevolmente queste piante nella vostra depurazione?