Urtica Dioica - Un approfondimento

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Ortica Dioica Blog Dr.Vandelli

Urtica Dioica: quello che ancora non sapevate.

Un approfondimento sull'uso dell'Ortica in secoli e settori diversi.

 

Come promesso, eccoci con un articolo di approfondimento sull'Urtica Dioica, ovvero l'Ortica. Ne abbiamo già parlato nel nostro articolo di giugno, ma oggi vogliamo farvi scoprire qualcosa in più su questa pianta così famosa, eppure mai sufficientemente conosciuta!

L'ortica è una specie perenne, con radici affastellate e ben sviluppate, e presenta rizomi che ricacciano alla ripresa dell’attività vegetativa. La sua presenza è tipica nelle zone ricche di azoto (è, infatti, decisamente nitrofila), e prospera nei terreni caratterizzati da squilibri di ferro.

Cresce soprattutto dove c’è una situazione di “disordine”: in prossimità di ruderi, cumuli di macerie, mucchi di ferraglie arrugginite e legname, come a voler “portare ordine”. Infatti, dove si sviluppa, lascia un terreno umico, scuro e ricco di composti organici. In questo modo, esso è reso particolarmente vitale. Non a caso l'ortica è utilizzata in agricoltura Biodinamica come preparato da aggiungere al compost, anche in virtù del ferro di cui è ricca. Il macerato d'ortica, inoltre, può essere utilizzato come fertilizzante e insettifugo!


Per di più, il terreno in cui cresce diventa rifugio per vari tipi di insetti molto utili, quali la coccinella e l'adonia, e contribuisce ad eliminare il ferro e i metalli pesanti, nonché le altre sostanze inquinanti dal terreno, andando a bonificarlo dagli agenti contaminanti e facilitando così la crescita delle altre piante. Per questi motivi, l'ortica non dovrebbe essere estirpata!

Oltre ad essere officinale questa specie è ricca di clorofilla e i suoi usi sono innumerevoli da molti secoli: si presume che già nella preistoria, infatti, fosse utilizzata nell’alimentazione umana e animale, e successivamente come pianta tessile.

Ce ne parlano diversi personaggi: ai tempi di Plinio era ritenuta un ottimo emostatico per la cura di epitassi, emottisi ed emorragie uterine; Celso, invece, ne utilizzava l'azione irritante per risvegliare le zone del corpo colpite da paralisi, torpori e sciatiche. Quest'ultima usanza è giunta fino a noi tramite la medicina popolare, e viene ancora oggi praticata per curare reumatismi articolari gravi, affezioni catarrali delle vie respiratorie, eruzioni cutanee severe (in modo da favorirne la scomparsa) e flussi mestruali ritardati.

Anche Discoride si occupò dell'ortica, distinguendone due specie a seconda della grandezza delle foglie, che potevano essere assunte dopo la decozione come diuretico, lassativo o per favorire le mestruazioni, oppure potevano essere trasformate in pomata da applicare sulle piaghe o, ancora, ridotte in succo per combattere le emorragie nasali. Inoltre, il famoso botanico greco studiò le proprietà dei semi d'ortica, che potevano essere utilizzati come rimedio per la tosse se lasciati macerare nel vino con il miele. Nel XII secolo, invece, Santa Ildegarda li consigliò contro il mal di stomaco.

Fu Mattioli a riassumere le prescrizioni dell'ortica degli autori precedenti, scrivendo: “le fronde impiastrate con sale giovano ai morsi dei cani, sanano le cancrene, le ulcere sordide, contumaci e malagevoli da consolidare; il succo gargarizzato risolve le infiammazioni dell’ugola”. 


Alle indicazioni di tipo medico ed erboristico, nel corso della storia sono stati affiancate credenze ed usi più estrosi ed originali!  Nel Virtutibus Herbarum (IV secolo) si legge: “l’ortica è una pianta così preziosa che chi la tiene in mano con il millefoglio (achillea) sarà protetto da morte e infermità”. Macer Floridus, d'altro canto, raccomanda l’ortica come afrodisiaco, e la stessa cosa dice Ovidio, che racconta di averla impiegata come filtro d’amore.
 

Purtroppo, come è avvenuto per molte piante, anche le proprietà dell’ortica dal 1500 in poi sono state a lungo dimenticate.

L'interesse per questa pianta è rinato solo a partire dall'Ottocento, quando l’abate Kneipp ne ha ripreso gli studi, raccomandando di consumare molta ortica come verdura alimentare, esaltandone le virtù antianemiche e depuratrici del sangue. Le radici e le foglie bollite nel latte avevano facoltà dissolventi per i calcoli biliari, mentre i germogli teneri sono stati da sempre usati come ortaggi in minestre, risotti, frittate, e mescolati ad altre verdure.

Attualmente l’ortica è richiesta in discreta quantità per la produzione industriale di clorofilla, necessaria per la preparazione di dentifrici e deodoranti, ma anche per usi alimentari e medicinali. Se ne utilizzano le radici (raccolte in autunno), la pianta intera (raccolta in primavera), le foglie e i semi (raccolti in agosto).


In Fitocosmesi
, grazie ai suoi effetti astringenti e lenitivi, l'ortica trova ampio uso per curare eritemi, dermatiti irritanti, xerosi cutanea atmosferica (dovuta a vento e freddo) e foruncolosi. A tal proposito possono essere create diverse pomate:

  • Mescolando in parti uguale 10 gr di Ortica, Lavanda, Arnica e fiori di Achillea si ottiene una pomata dermo-lenitiva;
  • L'aggiunta di Iperico dà alla pomata un'azione restituiva per trattare bruciature ed ustioni.

Naturalmente, l'Ortica può essere assunta anche oralmente (come estratto fluido a dosi ponderate) e, assieme ad un preparato idroalcolico in gel di Achillea millefolium, svolge una buona azione fotoprotettiva.


L’ortica ha un sapore acre, salato e dolce e, secondo la Medicina Tradizionale Cinese, svolge un'azione tonificante sulla loggia di Legno, Metallo e Acqua. La sua azione principale si ha a livello dell’insieme Metallo (Polmone e Grosso Intestino) spiegando così le riconosciute azioni antiasteniche, eudermiche, antienteritiche, antienuretiche (il Polmone in MTC è definito il “Tetto dei Liquidi”). La triplice azione su Legno, Acqua e Metallo la rendono efficace nelle diarree croniche, nelle dermatosi pruriginose, nelle enuresi (disturbi da vuoto di Yang renale che non chiude gli orifizi del basso e non trattiene lo Yin). L’azione tonificante sul Polmone, invece, rende il rimedio valido in caso di aggressione esterna (weigan) dalle sindromi (fenwei) influenzali, parainfluenzali con lieve febbre e faringite.


In Erboristeria
è utilizzata principalmente come astringente, ma il suo sapore fresco e lievemente amaro la rende molto piacevole come ingrediente delle tisane, sia fredde che calde:

  • Le tisane fresche stimolano la diuresi, combattono i disturbi delle vie urinarie come stranguria (arresto della diuresi), renella, infiammazioni (nefrite e cistite);
  • Le tisane calde combattono asma, muco polmonare, diarrea, dissenteria, emorroidi, emorragie varie, affezioni scorbutiche, dissenteria estiva (specie nei bambini); è molto efficace anche nel normalizzare il muco nel colon degli adulti.

Inoltre, consumare una tazza di tisana di ortica due o tre volte al giorno ha proprietà tonificanti: combatte il calo di energia e stanchezza, rimuove l’umidità e riattiva il Qi!

E, come nello scorso articolo, anche in questo caso chiudiamo con una curiosità: perché è urticante?
Tutta la pianta (foglie e stelo) possiede peli trasparenti ed incolori a forma di ampolla, che al minimo urto si spezzano facendo sì che il loro contenuto penetri nella ferita. Il liquido irritante è a base di acido formico e di tossine di natura albuminoide, e perde le sue capacità urticanti in circa 30 minuti, appena la pianta appassisce, in quanto le proteine denaturandosi perdono tale capacità. È sufficiente un decimo di mg (0,1 mg) per avere il ben noto fastidio!!!

 

 

Bibliografia:

Capasso, G. Grandolini, A. A. Izzo, Fitoterapia. Impiego razionale delle droghe vegetali, Springer Verlag, Berlino, 2006.

Fioravanti, Erbe di Campagna. Il linguaggio e il significato delle piante spontanee in agricoltura, Fondazione Le Madri, Rolo, 2012.

Gruppo di studio Società e Salute, "Rivista Italiana di Medicina Tradizionale Cinese", n. 49, gennaio-febbraio, 1993.

Paoluzzi, C. Di Stanislao, Phytos. Piante Medicinali. Fitoterapia Energetica, Morphema Editrice, Terni, 2014.

Sotte, ABCina. Fitoterapia Cinese, Red Edizioni, Como, 2014.

Tierra, Grande Manuale di Erboristeria Vol. I e II, Edizioni Mediterranee, Roma, 1995.